MaL Mediterraneo 2736

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MaL Mediterraneo 2736

Abituati a pensare che quello che accade altrove non ci riguardi realmente, tendiamo ad interpretare il fenomeno migratorio degli ultimi anni come un vero “esodo”, se non addirittura “invasione”, usando toni allarmistici, anche se questo fenomeno non è affatto nuovo per la storia umana. Anzi la storia umana è una storia di spostamenti perché noi siamo migranti.

La paura sta nella consapevolezza non poter impedire alla periferia del mondo di incombere su di noi. Questo ci spaventa perché mette in crisi le nostre certezze, ci mette di fronte a problemi che non pensavamo di dover affrontare. Temiamo che la solidità del nostro modello culturale sia in pericolo e ci troviamo faccia a faccia con la fame del mondo, fame di cibo, di valori e speranze.

Creare muri e confini non serve se non a sottolineare la fragilità delle nostre certezze. Il mondo è ovunque ed è il mondo di tutti. La varietà delle culture è un magnifico mistero, è impossibile farne una classifica dalla migliore alla peggiore. Pensiamo che la natura basa la propria evoluzione sulla biodiversità, ogni essere vivente non è uguale all’altro è non lo è neanche a se stesso in quanto oggetto di trasformazioni continue in relazione al tempo e all’ambiente che lo ospita. La specie umana è l’unica capace di crescere dal confronto con l’ “altro” quando essa riesce a vederlo come un’opportunità anziché un pericolo.

D U E M I L A S E D I C I

Nel Mar Mediterraneo gli sbarchi diminuiscono rispetto all’anno scorso ma il numero di migranti che perde la vita resta elevato, oltre quello registrato nel 2015. Sono quasi trecentomila i profughi arrivati fra gennaio e settembre, oltre duecentomila in meno secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni. Gli arrivi in Grecia si sono più che dimezzati grazie ad un accordo con la Turchia, in Italia sono aumentati: oltre 123 mila fino alla prima settimana di settembre.

2736 è il numero dei migranti morti nel Mar Mediterraneo sulla rotta verso l’Italia dal 1 gennaio ad oggi 15 settembre 2016. Un dramma che ne cela un altro: l’identificazione dei corpi. Spesso i cadaveri vengono sepolti senza identificazione rendendoli dispersi per sempre alle loro famiglie.
Con questa istallazione vogliamo raccontare questa cruda verità. 2736 occhi privi di identità che ci osservano. Una miriade di sguardi che ci guarda agitandosi al vento, come su una barca in attesa di avvistare la terra, di essere finalmente in salvo. Di ottenere una vita migliore.

PACE

#formeuniche